Belgrade / Iris - New Balkan Cuisine: Vanja's revolution


[ENGLISH VERSION]


Iris Restaurant in Belgrade has a subtitle: "New Balkan Cuisine". With this addition, it seems as if Vanja felt the need to firmly (but respectfully) affirm an identity that breaks with the traditional local cuisine and, in using English, wanted to address a wider audience - and in some ways more indulgent - than the Serbian one.


The location chosen, an apartment with modern furniture on the first floor of an old building in a not too attractive Sarajevska street, apart from satisfying the 'hipster' canons of the Serbian capital, helps defining the contrast and echoes a concept, complex in ambition and execution, but actually quite simple: a contemporary cuisine, renewed monthly, that explores the territory with care, curiosity and pride, but far from the classic ćevapčići (grinded veal front quarter), pljeskavica (a 'burger' with two types of meat) and sarma (cabbage rolls).

A cuisine that walks through the forests of Šumadija to create a delicate mix of mushrooms, that goes into the valleys of Vojvodina for the preparation of butter, that explores the Rtanj to collect tea to add to the meat consommé and that wanders through the Balkans from north to south, east to west, looking for the curled bristles of the mangulic pigs and the strong flavor of the busa cattle. The gastronomic offer is completed by the herbaceous notes of a Slovenian Sauvignon, the red fruits of a Serbian Prokupac and the apricots scents of a late harvest.

[ITALIAN VERSION] The article is also available in the Guide 2018 of identitagolose.it

Il ristorante Iris di Belgrado ha un sottotitolo: "New Balkan Cuisine". Nell’aggiungerlo, sembra quasi che Vanja sentisse il bisogno di affermare con decisione (ma rispetto) un'identità di rottura rispetto alla cucina tradizionale locale e, nell’utilizzare l’inglese, volesse rivolgersi a un pubblico più ampio – e per certi versi più indulgente – di quello serbo.


La location scelta, un appartamento dall’arredo moderno al primo piano di un vecchio edificio in una non troppo attraente via Sarajevska, a parte soddisfare i canoni ‘hipster’ della capitale serba, concorre a definire il contrasto e fa eco a un concetto, complesso per ambizione ed esecuzione, ma in realtà abbastanza semplice: una cucina al passo coi tempi, rinnovata mensilmente, che esplora con attenzione, curiosità ed orgoglio il territorio, ma distante dai classici ćevapčići (macinato di quarto anteriore di vitellona cotto alla brace), pljeskavica (un ‘hamburger’ con due tipi di carne) e sarma (involtini di cavolo).


Una cucina che cammina per le foreste della Šumadija allo scopo di creare un mix delicato di funghi, che si inoltra nelle valli della Vojvodina per la preparazione del burro, che si avventura sul Rtanj per raccogliere il tè da aggiungere al consommè di carne e che vaga per i Balcani da nord a sud, da est a ovest, alla ricerca delle setole arricciate dei maiali mangulica e del sapore deciso dei bovini busa. A completare l’offerta gastronomica, le note erbacee di un Sauvignon sloveno, i frutti rossi di un Prokupac serbo e i profumi di albicocca di una vendemmia tardiva.

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