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Milan / Mater: the Lion's den

January 27, 2019

[ENGLISH VERSION]

 

From the beginning of October, just a few steps away from Piazza Cinque Giornate, among the shops of a still present past and the long furs of the Milanese sciure (old ladies), it is possible to stumbles into the urban space of Mater bistrot: a space where iron is the master, where the tables remain anchored to the floor under the weight of marble, and where the only non-functional wall of this cubic space is deliberately left bare, as if even the paint was a not tolerable weight.

 

In this essential nudity the loquacity of the menu is inserted as a 'bookmark' between the pages of the Rilke or Garcia Lorca poems: a menu that divides the world into dishes to eat with the hands and dishes that still use tines and blades, but above all that does not give particular discounts to the palate of diners with strong contrasts, enhanced in acidic notes, smoked and salty, and that decline in mezcal, umeboshi and caper leaves.

 

It does not surprise that the favorite dish of Alex Leone (Lion in english), chef whose career started in 2007 and continued in the kitchen of Rebelot before landing at Mater, is risotto with beetroot and gorgonzola. "A slap and a caress" - as its author has defined it - is a dish that uses the crunchiness of the carnaroli rice of a small producer, Matteo Boni, and distorts the chromatic canons to which we are accustomed, leaving the task of the mantecatura to the sweetness of the gorgonzola, the squiggles to the acidity of the fermented beet and the spiciness to the wasabi. 

If the kitchen is entrusted to Alex and his right-hand man Roberto Sciolino, the dining room represents the other half of the vision of the creators of Mater, Giuseppe Pillone and Salvatore Giannone, creative advertisers by profession and restaurateurs by vocation, relying on a wide selection of natural wines in which orange and rosé wines have the same right of representation as whites and reds (although the Primitivo 'salino' Amphora by Guttarolo, taken out of the cylinder by sommelier Riccardo Meconi plays in a different category).

 

And so, between "defects of prestige" - turbidity, acidity and oxidation -, the wines accompany the meal to a final made of "chef's dessert", in which the heart and the impulses prevail over the chemistry and the perfect dosages, generating a dessert like Sognando l'America, which mixes citrus fruits, peanut butter and capers.


In short, Milan is not just the Isola neighborhood when it comes to new openings... and rarely disappoints! 

 

 

[ITALIAN VERSION] The article is also available in Italian at identitagolose.it

 

A pochi passi da Piazza Cinque Giornate, tra le botteghe di un passato ancora presente e le lunghe pellicce delle sciure milanesi, da inizio ottobre si inciampa nello spazio urbano di Mater bistrot: uno spazio in cui è il ferro a farla da padrone, in cui i tavoli restano ancorati al pavimento sotto il peso del marmo, e dove la sola parete non funzionale di questo spazio cubico viene deliberatamente lasciata nuda, come se anche la vernice fosse un peso non tollerabile.

 

In questa nudità essenziale, si inserisce la loquacità del menu, inserito come ‘segnalibro’ tra le pagine delle poesie di Rilke o Garcia Lorca: un menu che divide il mondo in portate da mangiare con le mani e portate che si avvalgono ancora di rebbi e lame, ma soprattutto che non fa particolari sconti al palato dei commensali con contrasti forti, che si esaltano in note acide, affumicate e salate e che si declinano in mezcal, umeboshi e foglie di cappero.

 

Non risulta strano infatti che il piatto preferito dello chef Alex Leone, una carriera cominciata nel 2007 e continuata nella cucina del Rebelot prima dell’approdo al Mater, sia il Risotto con barbabietola e gorgonzola di bartoliniana memoria. “Uno schiaffo e una carezza” – come l’ha definito il suo autore – un piatto che usa la croccantezza del carnaroli di un piccolo produttore, Matteo Boni, e stravolge i canoni cromatici a cui siamo abituati, lasciando il compito della mantecatura alla dolcezza del gorgonzola, i ghirigori all’acidità della barbabietola fermentata e la piccantezza al wasabi.

Se la cucina è affidata ad Alex e al suo braccio destro Roberto Sciolino, la sala rappresenta l’altra metà della visione dei creatori di Mater, Giuseppe Pillone e Salvatore Giannone, creativi pubblicitari di professione e ristoratori per vocazione, affidandosi ad una vasta selezione di vini naturali in cui vini orange e rosé hanno diritto di rappresentanza al pari di bianchi e rossi (anche se il Primitivo ‘salino’ Amphora di Guttarolo tirato fuori dal sommelier Riccardo Meconi gioca in una categoria a parte).

 

E così, tra “difetti di prestigio” – torbidità, acidità ed ossidazioni varie – i  vini accompagnano il pasto fino ad un finale fatto di “dessert da cuoco”, in cui il cuore e le pulsioni di prevalgono sulla chimica ed i perfetti dosaggi: nasce così un dessert come Sognando l’America, che mescola agrumi, peanut butter e capperi.


Insomma, Milano non è solo Isola quando si parla di nuove aperture... e raramente delude! 

 

 

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