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Trapani / Serisso 47: family, sea and Sicily

June 4, 2019

 

[ENGLISH VERSION]

 

Gaetano Basiricò, 1962, was born in Paceco, an area of Trapani blessed by a scorching sun that dries the sea until the salt comes out, burns the tomatoes until they turn red like fire and 'roasts' the garlic until it gives its skin a deep pink color and pulls out its pungent character.

 

Weaned with the milk of the Uncle Vincenzo goats, Chef Basiricò grew up among the flavours of his parents' grocery store and the smells of the trattoria-pizzeria on the ground floor of the house in Via Ariosto. A youth spent spying on the secrets of the redfish soup of the mother, crushing garlic and almonds and cleaning the tomato splashes from the working apron, until the opening in 2010 of Serisso 47.

 

Here the chef put in all his Sicilianity: from the ceilings and arches made out of Favignana tuff in the dining room to a menu that looks at the sea and almost seems to want to throw it all in - from shrimp to squid, from sanpietro to mullet ... It's a menu that smells of salt, that pays homage to the Egadi, that opens to the incursions of other provinces and that makes the Arabic tradition of the island sit on the throne of the single dish with a sumptuous fish cous cous.

 

[ITALIAN VERSION] The article is also available in the Guide 2019 of identitagolose.it

 

Gaetano Basiricò, classe 1962, è nato a Paceco, un’area del trapanese benedetta da un sole cocente che fa asciugare il mare fino a tirarne fuori il sale, ardere i pomodori fino a farli diventare rossi come il fuoco e ‘arrostire’ l’aglio fino a dare alla sua pelle un colore rosa intenso e tirarne fuori il carattere pungente.

 

Svezzato con il latte delle capre dello Zù Vincenzo, chef Basiricò è cresciuto tra i sapori della bottega di alimentari dei genitori e gli odori della trattoria-pizzeria al piano terra dell’abitazione in via Ariosto. Una gioventù a spiare i segreti della zuppa di scorfano della madre, pestare aglio e mandorle e ripulire gli schizzi di pomodoro dal grembiule di lavoro, fino all’apertura nel 2010 di Serisso 47.

 

Qui lo chef mette dentro tutta la sua sicilianità, dai soffitti ed archi in tufo di Favignana della sala a un menu che guarda al mare e sembra quasi ce lo voglia buttare dentro tutto, dai gamberi ai totani, dal sanpietro alla triglia... È un menu che profuma di salsedine, che omaggia le Egadi, che si apre alle incursioni di altre province, ma che soprattutto fa accomodare sul trono del piatto unico la tradizione araba dell’isola con un sontuoso cous cous di pesce.

 

 

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